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lunedì 13 gennaio 2014

La zia Caty :)

  E’ sempre stata una zia speciale, quante volte ripetevo da bambina: anch’io faccio come la zia Caty, non mi sposo. Eh… sto seguendo il suo esempio. Avrò sempre nella mente lei che picchiando i pugni sul tavolo ridendo diceva: brava Elena, tè botà! Spuset mia!!!
Ricordo ancora quel giorno d’estate io e le mie cugine sedute sulla staccionata, quando si è seduta lei  siamo cadute tutte a terra, eravamo la distese nell’erba a ridere a crepapelle, poi con il tuo fare da simpaticona hai avvisato mio padre del danno fatto. Ricordo quando restava da noi a pranzo, le lavate di capo perché io e mio padre non andavamo a messa, e i “religiosi  rimproveri” che ci faceva.
    E’ stata e sarà sempre la dolce e simpatica zia che mi ha sempre insegnato la semplicità. Adoravo osservare come si sorprendeva e stupiva per cose a me ormai futili, lei vedeva sempre il bello ovunque, sempre… “ che lussssso” diceva con gli occhi sbarrati talmente era stupefatta.
   Anche quando contro il volere di mio padre ha deciso di passare i suoi “ultimi” anni al ricovero, si stupiva di quanto si trovasse bene, diceva: qui faccio la signora, mangio dormo, durante il giorno c’è la chiesetta, e la maglia da fare. Poi c’è un lusso. Io che sorridevo e rispondevo: beh, hai servito una famiglia nobile per tanti anni, adesso sei ricompensata. E poi esordiva con la solita domanda: hai il moroso? Al mio no lei rispondeva sorridente: brava brava te botà!!!
    La zia che adorava andare a “sgregn”,  che mi raccontava le vicende della guerra, degli anni al servizio della nobile famiglia… che quando viveva da sola nessuno l’ha mai spaventata, capace di difendersi e astuta con i truffatori che si presentavano alla porta. E poi era benvoluta da tutti i vicini di casa.. In questi ultimi anni anche al ricovero era ben voluta dagl’inservienti, ma come si poteva negarle l’affetto? Era così buona e sempre solare.
Quando qualche anziano si lamentava, lei mi diceva: non farci caso, quello fa sempre così è un brontolone.
  Si fidava sempre di me, sono stata la sua spalla quando è stata ricoverata in ospedale, quando doveva fare qualche visita.
Sempre aggiornata sugli eventi, addirittura  preoccupata per il lavoro a seguito della crisi economica, preoccupata per la retta del ricovero, abbiamo cercato di nasconderle che non bastava più la sua pensione, le mentivamo a riguardo, a fin di bene per non farla preoccupare o vergognare.
Quando le ho regalato il libro di  Papa Francesco dopo lo stupore iniziale e i ringraziamenti e miriadi di baci mi dice: ma Elena! Con la crisi che c’è sei stata li a spendere per me? Risposi scherzosamente: ehhh zia, ho fatto il mutuo per questo libbro.
Ricordo che alla fine della mia visita nel salutarla le facevo sempre la stessa battuta: zia, mi raccomando fai la brava e non scappare con i “murus”, o con gl’infermieri. Ridendo cercava di darmi un finto scappellotto in testa. Mi raccomandava sempre: quando esci dal ricovero assicurati che il cancello sia chiuso bene, ci sono certi nonnini che cercano di scappare.
   Ad ogni suo compleanno diceva: eh si è dimenticato di me. E io le rispondevo: no zia, non ti vuole in paradiso, hai detto troppi rosari qui sulla terra, tu non vai in paradiso ma sbuchi fuori dall’altra parte. Basta pregare! L’hai annoiato con tutte quelle preghiere. Ma t’immagini quando arriverai lassù? Quando il Signore ti vede scappa!!!
E lei rideva, e come rideva… ecco ho nella mente il suo sorriso. Era forte, grande, vivace solo un po’ troppo devota al quel Lui che da lassù oggi l’ha  portata via soffrendo anche troppo ( poteva almeno degnarsi di farla morire nel sonno visti i suoi oltre 102 anni)
Ecco non si è dimenticato, l’ha lasciata vivere più di 102 anni perché era troppo speciale! Bello il mio legame con lei,  l’ho autenticato restando al suo fianco negli ultimi istanti. Ho cercato di mantenere la promessa che avrei messo parola sul fatto che voleva esser cremata, ecco fatto, i parenti un po’ sbalorditi dalla sua scelta ma alla fine hanno accettato. Che furba, nonostante la lettera che aveva scritto voleva altre persone che fosse compiuto il suo volere, e così è mercoledì saranno riconsegnate le sue ceneri. Ma come dice Padre Angelo, la tomba migliore è il nostro cuore.
E niente lacrime, quando penso a lei sorrido, era troppo forte… il mito di tutte noi nipoti e pronipoti, e io voglio seguire il suo esempio, magari meno devota di lei, ma sempre e solo single!!!

giovedì 12 settembre 2013

I miei pargoletti vanno a scuola

mah... mi emoziono più io che loro. Oggi quel monello di mio nipote è andato in prima elementare. Ho appena telefonato per sapere, per sentirlo e captare ogni sua emozione, e gli dico: Manuel, com'è andata? Ti piace la scuola?  E lui: ehm si… bella,  adesso ho fatto il mio dovere, vado fuori a giocare! Ciao zietta!!!  ( sono rimasta senza parole O_o  ecco!!!)   Laura, ormai in quarta, nell'ora di ricreazione ha pensato bene di far visita al fratellino ( mi dice: ero preoccupata per lui) l'ha visto felice e contento con il suo fedele amico. La mia piccola che ormai sta diventando signorina, una "piccola mamma" sempre in apprensione per quel monellaccio di suo fratello! Tre anni fa per lei la prima elementare è stata dura, nuovo ambiente, senza le amiche della scuola materna ma soprattutto sofferente per la perdita del suo adorato nonno ( nonostante i nostri sforzi per non farla vivere in quel clima funebre che da dieci giorni regnava nella nostra casa) Ha sofferto molto, ma in questi anni è diventata una bambina veramente dolce, obbediente e matura. La adoro!!! E adoro anche quel piccolo vampiretto con la cartella più grande di lui!!!

venerdì 30 agosto 2013

non è un bambino è un piccolo vampiretto diabolico

Manuel basta! Non si morsica, mi sembri  un cane! Anzi, la nostra Laika non morde mai!! – sgrido mio nipote che ha quel brutto vizio:

Lui ridendo mi risponde: beh… Laika non morde mai, allora non è un cane, è un bambino!!!

0_o  prende sempre alla sprovvista, sto microbo diabolico! Tocca scappare via altrimenti mi vede ridere e non mi prende sul serio.

E stasera messa per mio padre, sarà dura tenerlo fermo e farlo stare zitto, ha già precisato: non m’interessa andare a messa, mi stufo, non posso parlare e giocare. E poi il nonno non c’è!

Tra poco va in prima elementare e alla mia domanda: sei felice? Tra poco andrai a scuola, imparerai a leggere e a scrivere come tua sorella.
Lui: perché non sono nato animale? Così non avevo l’obbligo di andare a scuola! Oh povero me!

0_o si salvi chi può!!!

martedì 15 novembre 2011

per un pugno di dollari in piu'

http://www.youtube.com/watch?v=J84FPJAb7rM&feature=related

Ricordo la serata nella nostra vecchia cucina, di questo film era rimasto nella mente
il ritornello del carrillon dopo che i banditi avevano sterminato una famiglia. Restava l'immagine dei banditi che s'allontanavano e la fattoria deserta, il regista così ha lasciato capire cosa fosse successo... e... nel mentre quel carillon.
Lo stesso ritornello si ripropone nel duello nella parte finale, anche se non ricordo chi fosse ( se il figlio o un fratello) apre il carillon chiedendo ai banditi se ricordavano quella melodia...

Lo spot della lancia Y lo ripropone questo ritornello, a parte che ci sta benissimo con lo spot, mi ha fatto tornare alla mente quel film, che guardavo con mio padre: lui seduto in cucina al suo posto e io al mio sempre scomposta a guardare questi capolavori del cinema.

giovedì 27 ottobre 2011

miei ricoveri ospedalieri, che ricordi :D

Con gli ospedali ho brutti ricordi, almeno per i ricoveri di fratello e padre... per quanto riguarda me invece, beh... visto come sono... ricordi buffi, strani.

Ricordo il vecchio ospedale di Montichiari, quel ricovero e il continuo spostamento da un reparto all'altro, non si riusciva a capire l'origine del mio malessere. Appendicite? No... dovevo essere operata, ma al momento dell'operazione dietro front del primario: no no... questa bimbetta ha qualcos'altro. (per fortuna, scampata al bisturi) La notte prima dell'intervento non dormii dalla fifa, vedevo le ragazze della camerata doloranti e in lacrime con le mamme accanto, il mio pensiero continuo: odddio domani tocca a me stare così? Il mattino mi preparano per l'intervento ma accuso altri dolori diversi dall'appendicite e il primario mi visita: operazione annullata, ma via vai di siringhe e dottori. Ricordo che spostarono il mio letto dalla camerata piena di ragazze operate ad un altro reparto, cameretta da sola. Si temeva fossi infettiva? Invece dopo giorni misero una ragazzina accanto a me, stessi sintomi, ma lei se la cavò con solo 3 giorni di ricovero.
Ricordo il volto preoccupato della nonna Rosy, le sue lacrime perchè non sapeva nascondere la sua paura, mi dispiaceva vederla così, lei ancora prima della mia nascita combatteva conto il cancro. Ricordo il nonno Fausto che entrava in ospedale, lo vedevo dalla finestra con il suo mantello nero ( cimelio della guerra in russia), una volta arrivato nella mia stanza lui rideva e faceva mille battute, e mi raccontava quello che aveva passato lui negli ospedali per via del cuore e dei postumi della guerra. Mi tranquillizzava il pensiero che i miei nonni abitavano difronte all'ospedale e quindi potevo vederli quando volevo, ricordo che mi ripetevo spesso: i nonni sono qui vicino. Ricordo la mia vicina di letto, piagnucolona. Ricordo Caterina, l'infermiera che mi teneva d'occhio e che con tanta grazia mi faceva tutti gli esami clinici. Per lei preparai un disegno con tanta tanta cura.
Ricordo purtroppo le mie febbri a 41 anche 42 che mi facevano delirare, non auguro a nessuno, sentivo tutto nonostante il delirio e sentivo anche i commenti preoccupati di mamma.
Ricordo la porta della mia stanza sempre aperta, il mio delirio lo ricordo così: quella porta diventava offuscata, le infermiere erano solo ombre, le voci le sentivo lontane, ma percepivo la preoccupazione per la mia febbre altissima, vedevo queste ombre intorno a me, e sentivo le mani che mi toccavano la fronte, mi sentivo prendere le braccia, e sentivo ripetere il mio nome in continuazione.
Quando si abbassava la febbre, nel letto non ci volevo stare e così caricavo la vicina piagnucolona sulla sedia a rotelle per invalidi e correvo per tutto il corridoio, oppure con altri bimbi organizzavamo gare di sedie a rotelle. Che casinista!!!
Furono 10 giorni lunghissimi, di esami clinici continui, volti preoccupati dei parenti, volti dubbiosi dei vari medici, rimproveri delle infermiere per le mie scorribande e quella caposala che urlava per farmi stare nel letto. Ero curiosa, e come un agente 007 scappavo dalla mia stanza, volevo andare nel reparto dove ci sono i bimbi appena nati, ma nonostante usavo il mobiglio o le piante per nascondermi, la caposala mi trovava sempre e mi rispediva nel letto e diceva: ma con la febbre così alta di stanotte come fai a essere già così vispa?

La nonna che mi portava tanti gelati, l'unica cosa che potevo mangiare, ricordo la sua espressione mentre era seduta vicino al mio letto, le dissi: nonna ma io sto bene, sono felice perchè mangio tanti gelati.
Lei mi sorrise, e subito corse in bagno... la sentii singhiozzare.

Avevo otto anni, forse non capivo, o forse avevo una nonna troppo apprensiva.

Ricordo le visite delle cugine più grandi di me, e i regali: la bambola di stoffa con i capelli rossi mi è rimasta nel cuore.

I miei compagni di classe mi scrissero una lettera, mi aspettavano, io a scuola non ci volevo tornare e pensavo: ma questi rompi palle che mi scherzano perchè sono figlia di agricoltori adesso sentono la mia mancanza?

Alla fine arriva il verdetto: stomatite acuta e gengivite, unica nota positiva: i gelati. Per il resto solo bruciori, dolori e quella febbre così alta che non dimenticherò mai più.
Ricordo quando mi hanno dimesso, dal basso dei miei otto anni guardavo mia madre e mio padre parlare con il primario, i volti sorridenti dei nonni. Ricordo la mia camera il mio letto, i giorni di convalescenza e il ritorno a scuola: entro dalla porta e la maestra mi abbraccia affettuosamente ribadendo quanto fossi mancata e che tutti erano preoccupati. In cuor mio le avrei sputato addosso, a lei e a tutti i miei compagni che poi nell'ora di ricreazione fecero a gara per sapere cosa mi avevano fatto in ospedale.


Da adulta, 26 anni circa mi operarono dalle tonsille. Più la fifa che l'intervento.
Un continuo gufare di quelli che raccontavano dei dolori atroci per il post operazione e leggende metropolitane riguardanti interventi alla gola...
Beh... non fu così male: quella mattina mi fecero indossare quel camice così ridicolo, a tutti i pazienti diedero un calmante, a me no. Siccome ero la prima ho rincorso infermiere, caposala, dottori vari per richiedere anch'io quel calmante, ma nessuno mi diede ascolto. Anzi! Mi spedirono in pneumologia per le lastre ai polmoni... ???? Sono ignorante in merito, ma cosa significavano i polmoni con l'operazione delle tonsille. Arriva il momento, sdraiata sul mio letto vedo scorrere le cose, corridoi, ascensori... mia madre in ansia.
Arrivo nell'anticamera prima della sala operatoria, ero curiosa come una faina!!! Mi guardavo attorno con mille domande, si spalancano le porte della sala, e vengo messa sotto quel riflettore classico ed esclamo divertita: wow come nei film!! Che sballo!!! e inizio a toccare a destra e a manca, ma subito vengo bloccata e mi fanno una puntura, poi un altra e alla fine altra ancora, dico: hei infermiera, vabbè che sono cicciotta, ma non è un po troppa ste anestesia?
Lei ride e guardando divertita i suoi colleghi mi risponde: signorina l'anestesia si inietta poco alla volta. Ora, provi a pensare a dove vuole andare.
io: come dove voglio andare?
lei: un luogo che le piace.
io: ahhh si... tenerife, ci sono stata in vacanza, si si voglio tornare a Tenerife.
Sento qualcuno che dice: ecco, l'aereo è in partenza per Tenerife, ora s'inizia a volare!
Ricordo una mano con un respiratore verso il mio volto e poi il nulla...

Mi sento schiaffeggiare e dire: siamo atterrati signorina!! Siamo a Tenerife!!! Sveglia!!!
Mi mettono nella stanza prima della sala operatoria e chiudono le porte, difronte a me un ragazzo che mi guarda male, ora tocca lui. Ero come drogata, ricordo di essermi seduta sul letto e ho detto: hei, è sballoso la dentro, ohhh non senti un cavolo. Io sto già bene!!!!
Lui mi sorride e dice: devo fare un intervento al setto nasale, credo sia diverso per me.
Esce l'infermiera mi guarda allibita e mi dice: ma come? che ci fai seduta, sdraiati!!! Ma come fai a parlare che ti abbiamo appena operato? Sdraiata!!! e zitta!!!
Mi riporta nella stanza e nel corridoio incontro mia madre, mentre l'infermiera spingeva il mio letto mi rimetto seduta e chiacchiero con mia mamma, non ricordo cosa ho detto, ricordo solo che mia madre mi disse: stai benissimo te, io vado a casa!!!
Poi sento l'infermiera: insomma, stai sdraiata e zitta!!!
Mi lasciano nella stanza, sonnellino, mi sveglio dai lamenti di un bimbo appena operato alle adenoidi. La madre in agitazione, sviene. Ricoverata pure lei. Per tutto il santo giorno solo pianti e lamenti... volevo scappare. Niente pranzo e la cena un misero yogurt al naturale, iniziarono i miei lamenti, ma di stomaco però :D
Ho iniziato a girare come uno zombie per le stanze a chiacchiarare con qualcuno. Incontro il primario che con fare da despota mi dice: insomma!!! Ma lei è appena stata operata!!! Deve stare tranquilla a letto e zitta. La lingua le dovevo togliere, non le tonsille!!! Vedrà che così facendo domani la troverò tramortita a letto con un forte mal di gola!!!

La sera arrivarono mio fratello, e le mie amiche. Mio fratello due anni prima per colpa dell'operazione alle tonsille fece delle brutte emoragie, vedendomi così ringalluzzita si stupì e disse: te guarda mia sorella, manco così la fanno stare zitta, e pensare che invece io ho patito tanto.
Accompagno le mie amiche a fumare e poi le saluto
Il giorno dopo, stavo meglio di prima. Il primario mi dimette e dice: certo che erano davvero secche le sue tonsille, forse è per questo che non ha dolori. Però a casa per qualche giorno non deve mangiare cose calde.

Arrivata a casa: mamma fammi una pasta che ho fame.
Mangiata la pasta bella fumante, digerita, e nulla è successo...

sabato 3 settembre 2011

Un anno

E' passato un anno... quella notte sembra ieri:
noi che ridavamo al pronto soccorso, al ritorno dall'ospedale, tu che sull'auto ridevi di te per aver pensato che fosse un infarto, invece dicevi che era solo una forte indigestione.
Dopo due ore le urla di mia madre, la corsa nella tua stanza: ho ancora nella mente il volto terrorizzato di mio fratello, le urla della mamma, e il telefono, il 118, e Andrea al cellulare non riuscivo a dire che eri morto... L'ambulanza, i soccorritori, l'ora interminabile di rianimazione e il capo chino del medico e quella frase: signorina, suo padre ha fatto un grosso infarto, di quelli che non lasciano scampo... mi dispiace non c'è più nulla da fare. Dopo due ore e mezza ti avevo tra le mie braccia senza vita, le mie lacrime assorbite dalla tua pelle, il tuo corpo lasciato nel tuo letto dai soccorsi in attesa del " cappotto di legno".... le bare le chiamavi irocamente così ...
Credevo che la ricorrenza di un anno fosse solo una data, invece punge il cuore come un grosso ago, si, perchè capisco che è da tanto che non t'abbraccio forte forte, è da tanto che non ci facciamo le nostre chiacchierate serali. E' da un anno che non ci sei più e pensare che tra un anno saranno due, poi tre... ma davvero è atroce pensarci a quanto tempo devo stare senza di te...

La funzione in tuo onore è stata bella, ma il dopo lo è stato di più: una pizza organizzata all'ultimo minuto tra parenti e amici. Beh... un sucessone.
Più volte tra i commensali allegri e sorridenti si udiva la frase: se c'era Emanuele chissà che risate...
Caspita!! Manchi a tutti, si sente la tua mancanza proprio nei momenti allegri, perchè eri una persona allegra e gioviale.
Il piccolo Manuel per fortuna non ha fatto troppo casino in chiesa, è stato bravo, e al ristorante ha mangiato volentieri la carne... identico a te, non ama la pizza.
Mentre ci dirigevamo verso il ristorante il piccolo mi diceva di superare il motorino ( che intralciava la strada) con quel suo dialetto da bimbo di soli tre anni che non lo sa parlare: ziaaaa supera quel motorin, non ved che va lent!!!
Quanto ho riso!!!!!!! Ecco, manchi tu, ma il piccolo ce la mette tutta con la sua allegria, è identico a te anche per simpatia :D
Manchi papà, manchi tanto... ma i ricordi belli finalmente iniziano a prendere piede :D




lunedì 16 maggio 2011

Auguri alla mamma - 15 maggio 2011

Domenica dedicata interamente alla mamma, ho organizzato tutto io, e modestamente la giornata è stata quasi perfetta, solo il tempo ha rotto le scatole.
In settimana mi sono diretta in questo ristorante a Lugana di Sirmione, entrando ho trovato tanta disponibilità, ho prenotato per la domenica e già che mi piaceva il posto gli ho chiesto di preparare pure la torta di compleanno. Fatto tutto, prenotato, la domenica arriva...
Arriviamo a Sirmione, un fortissimo vento fa dondolare le auto, il lago è agitatissimo e nubi temporalesche incupiscono l'atmosfera festosa.
Corriamo tutti dentro al ristorante per ripararci, ci accolgono bene, arrivano pure gli amici di mamma. Laura vuole il posto che affaccia sul lago, si appoggia alla vetrata del ristorante osservando il lago con sguardo malinconico, le ho chiesto più volte a cosa pensasse, ma non risponde, ma lo so... il nonno.
C'è un panorama meraviglioso, adoro quel ristorante, ha una bella posizione direttamente sul lago con la spiaggia, una veduta meravigliosa della penisola di Sirmione e della sponda veronese del Lago, e poi ... si mangia bene e non è per nulla snob.
Piaciuto anche a mamma, ai commensali... a tutti. Lalla si è divorata una pizza, Manuel una bisteccona di "dinosauro", noi adulti abbiamo optato per il pesce. Il cameriere mi porta un bel piattone di scampi, Manuel e Laura incuriositi scendono dal loro posto e vengono a curiosare il mio piatto, Laura era schifata: zia ma hanno le gambe quei cosi li, anche gli occhi, behhhhhhhhhh
Manuel invece sempra più propenso ad assaggiare, mi dice: zia ma mangi quei cosi li? Ma cosa sono questi? Dice indicando le chele, praticamente dieci minuti a spiegare l'anatomia del gamberi e scampi fffffffffffff Manco fossi un pescatore esperto ^__^
Così ridendo, gli dico: Manuelito, tu hai la tua bistecca di dinosauro, io invece mangio i coccordilli, non sembrano coccodrilli?
lui sorridendo mi guarda : siiiiiiiiiiii ziaaaaa mangia i " crocrodilli"!!! Ma anche io voglio assaggiarli.
Praticamente rapito dalla carne di coccordillo, o meglio, degli scampi e gamberi !!!
Mangiato bene, bella giornata, il sole poi ha cominciato a fare capolino e il lago era più calmo. Mentre tutti chiacchieravano ho portato le mie due pesti a fare una passeggiata, il piccolo continuava a fare domande, mille domande... Laura, invece osservava, ammutolita dal fatto che pochi minuti prima si era fatta male sui giochi.
Rientrando a casa i bimbi vogliono salire in auto con me, mamma e zio, un tragitto comico, Manuel che se la prende con lo zio, ride e dice: zio ti porto dalle Calline ( galline) e ti faccio beccare, e poi chiamo i crocrodrilli a mangiarti.
Tutto il viaggio a farsi dispetti in coninuazione, ma di solito non s'addormenta in auto?
Sei mancato papi, sei mancato anche questa volta... chissà...

martedì 5 aprile 2011

Colonna sonora alla fragola

Ricordo quel bellissimo viale che dal cancello portava alla casa dei nonni, la mattina quando mi alzavo correvo fuori scalza ( tipo Heidi) e andavo a vedere se era cresciuta qualche fragola in quel piccolo cespuglio vicino ad un grande albero. Nonna Rosy rideva della mia ingenuità ( pensavo che le fragole maturassero di notte), rideva dei miei musetti da bimba delusa se non trovavo le fragole pronte da gustare. Devi aspettare - diceva sorridendo. Quel ricordo è così vivo che mi sembra ancora di esser così piccina, in ginocchio davanti al cespuglio di fragole, con nonna sotto il porticato che ride. Com'era bella quando rideva. Sembra di sentire ancora il profumo di erba tagliata nel campo a fianco, dal mio caro nonno... lui bello quanto il sole, sempre con la sua sigaretta fra le labbra. Tutto questo era per la maggior parte delle mattine accompagnato da una colonna sonora, sempre la stessa, e quanto adoravo questa canzone, ricordo che nonna lo sapeva e mi svegliava dicendo: tra poco fanno la canzone che ti piace tanto. Proveniva dalla cantina della casa accanto, la signora Giuliana ascoltava una stazione radio che probabilmente aveva sempre lo stesso palinsesto. Stavo li ad ascoltare questa canzone, addirittura a volte per sentire meglio salivo sul muretto, mi aggrappavo alla ringhiera e chiedevo alla signora Giuliana di alzare il volume. Quanto mi piaceva... Dopo il tg regionale suonavano "il silenzio", mi piaceva tanto anche quello ed è un'altra di quelle canzoni che mi riportano in quei anni, in quel giardino, in quella casa con i miei adorati nonni. L'ho trovata, finalmente, riascoltarla mi ha fatto venire la pelle d'oca, che emozione... Stanotte, in una nottata ventosa ma piena di stelle alla radio trasmettono questa canzone, e io solitamente rockettara l'ho ascoltata, per fortuna il dj ha detto il nome dell'autore e il titolo. Memorizzata nella testa, stamattina l'ho cercata... eccola!



Romance - James Last Orchestra





il silenzio




Ciao miei adorati nonni :D

giovedì 3 marzo 2011

Ben vengano le persone positive

Ieri sera ristorante a spiluccare qualcosa con l'amica.
Tutto nella norma se non fosse che il ristorante era pieno di gente
e tra i clienti c'era un signore molto robusto, soprattutto di torace.
Era in compagnia di una donna tranquillissima, almeno come aspetto,
ma probabilmente era simpatica perchè gli raccontava qualcosa che lo faceva ridere.
Nulla di strano...
La risata di quel signore era potentissima, si udiva in tutta la sala.
Una risata simile a Babbo Natale, ma più forte, più buffa, piacevole da sentire ma soprattutto contagiosa...
Ha iniziato a ridere una ragazza con il suo fidanzato nel tavolo accanto al nostro, poi le cameriere che per non farsi vedere restavano dietro il pilastro, ma la risata di quel signore era contagiosa veramente.
Inizia un gruppo di donne dietro di noi, anche loro a ridere, una si asciugava le lacrime. Io e la mia amica cercando di resistere, impossibile!!!!! Mi giravo verso la finestra per non farmi vedere.
Insomma, tutta la sala rideva ogni volta che il signore rideva.
Probabilmente era abbituato a queste reazioni, non ci faceva caso, o meglio, era intento a ridere con la sua compagna.
Finito la cena si è alzato per andarsene, ci ha guardato tutti con un espressione allegra, nella sala si è udito un " no se ne va che peccato", e altre frasi di delusione. Uscito lui tutto è tornato alla normalità, qualcuno ancora rideva cercando goffamente di imitare quel "vocione".
Bruttissimo cenare ridendo, è dura, però che ho notato:
prima di questo ognuno mangiava e confabulava con i propri amici, nel mentre e dopo si dialogava tra tavolo e tavolo, come se tutti ci conoscessimo. Guarda come una risata coinvolgente e buffa può rallegrare una sala del ristorante :D
Però solo a pensarci rido ancora... fortissimo il signore, non oso immaginare guardare un film comico con lui a cinema ... chissà che lavoro svolge nella vita questo simpatico signore :)

martedì 30 novembre 2010

Ricordi in piccole pillole

butto i ricordi qui... appena ho tempo li risistemo

Anni fa siamo andati insieme da un cliente in provincia di Torino, ma mio padre fece diventare quel lungo viaggio qualcosa di comico. Quante cose ci siamo detti. Alla fine mi chiese: non hai mai visto Stupinigi?
No - rispondo
Con il furgone si diresse verso quella mega reggia, ero senza parole da tanta bellezza, che maestosità!!!
Io stupita dei particolari, lui del parco immenso. Una giornata noiosa di lavoro me l'ha resa interessante.
Io poi mi divertii a fare domande e paragoni stupidi sulle persone che hanno abitato quella reggia, come tutti i nobili che abitano le reggie: che cavolo se ne fanno di tutte ste stanze?
Lui, si divertiva mentre osservavo a fare battute ridicole sul nome stupinigi.

Alla festa dell'areonautica militare di Ghedi non siamo mai mancati, adoro gli aerei militari, come li adorava lui. Ancora oggi quando si allenano e passano a bassa quota sul mio ufficio mi viene in mente che sia io che lui corravamo sempre fuori a vederli. Ora ho tanti video girati per l'occasione, ma si sente solo la voce di mio padre che mi incita a riprendere.

Ho anche video girati con i nipotini, me li sono guardati tutti.
La Santa Lucia dello scorso anno si vede bene che ride divertito a vedere i bambini felici per i giochi.
E pensare che solo qualche giorno prima della sua morte aveva giocato con loro, il piccolo gli saltava sulla schiena e fingeva di dargli i pugni, la piccola che gli tirava la camicia, e poi a prendersi a cuscinate con i cuscini del divano, loro che ridevano e mia madre che urlava: noooo i miei cuscini!!! Ho appena fatto restaurare il divano!!!! E mio padre che invece di smettere di giocare si lasciava dare le cuscinate.

Oppure quel giorno che finito il vaso con le ruote destinato a contenere il limone che non è riuscito a comprare... Dicevo, con quel vaso poi i miei nipotini ci hanno giocato, il piccolo entrava e la grande lo tirava, fingevano fosse un pulmino. Allora vista la difficoltà della piccola ho messo una poltroncina da bimbi dentro, il piccolo seduto e la grande in piedi li spingevo io. Avremo girato per ore nell'aia di casa mia, sotto l'occhio vigile di mio padre che li guardava e se la rideva, lo conosco, anche se il vaso era per il limone, l'uso insolito dei bimbi lo divertiva.
Ora il vaso è sotto il porticato, con la pianta di limone, quella che mi hanno regalato i miei amici dello snow.
Visto le temperature basse l'ho fertilizzato, l'ho coperto come mi hanno insegnato.
*******************************
Elena - mi diceva - quando nevica, o quando fanno vedere le montagne innevate alla tv ti brillano gli occhi.
Si vero, è stato così anche l'altro giorno quando la mattina alle 7 nevicava. Questa volta oltre a brillare perchè adoro la neve, gli occhi mi brillavano perchè il ricordo di lui che si divertiva a scherzarmi quando partivo con il mio snowboard mi ha fatto piangere...
Ricordo che ad ogni previsione meteo, se mettevano neve in montagna lui me lo diceva, e se ero in un altra stanza mi veniva a chiamare.
Con la nevicata dello scorso anno era preoccupato, ma mi diceva: certo che a guardarti passano tutti i brutti pensieri, sembri matta dalla gioia quando nevica...
Ad ogni ritorno dalle mie surfate a Colere mi chiedeva: com'è andata? Hai combinato sicuramente qualcosa, ormai ti conosco

venerdì 8 ottobre 2010

Fiera

Arrivata l'altro giorno la cedola per l'adesione alla fiera.
Beh... parteciperemo come tutti gli anni, ma nel pensarci quante cose mi sono balzate nella testa.
Quanti ricordi delle giornate in fiera, ad allestire lo stand, delle chiacchierate dei clienti.
Mi sembra di vederlo ancora fiero dei suoi stand, il mio papà. Tutte le sue idee aprezzate dai
standisti accanto a noi, era un paparone estroso ma raffinato :D
Le ore interminabili in quei padiglioni fieristici, le nostre impressioni sull'andamento, i nominativi, il brontolare per il mal di piedi, e quando con la nuova legge non poteva più fumare all'interno dello stand. I clienti che gli fanno i complimenti, e quelli che hanno da ridire sul prezzo, e le mie sfuriate perchè a volte c'erano i maleducati. E lui che mi diveva in dialetto: sta calma Elenaaaa!!! Sei sempre la solita impulsiva...
Le volte rimasti a pranzo insieme, e negli ultimi anni attendavamo l'arrivo di mia cognata con i piccoli e mio padre ne andava fiero, poi la piccola mostrava ai passanti i nostri depliant, e lui come se la rideva.
Mi torna alla mente quel giorno che arrivò con il suo ombrellone, enorme, quello delle fiere
grande come un gazeebo. Sono con lui, lo stiamo piazzando ed è così pesante...
Un standista inizia a guardarci e fa un'ora a dire: attenzione che il vento ve lo porta via!!!!
Mio padre con modi garbati più volte gli risponde: eh si ha ragione, ma ho già pensato a come tenere fermo l'ombrellone.
Il tipo ci guarda stando li in piedi e mani sui fianchi, mentre nel suo stand tutti lavorano, e continua con la sua litania "vento/ombrellone" : storie di ombrelloni scomparsi, ritrovati fuori dalla fiera, ombrelloni divelti, rotti... chi più ne ha più ne metta...
Fa ogni tipo di paragone, ci racconta storie di ombrelloni portati via dal vento e se la ride, così per più di un'ora, mentre mio padre ancora alle prese con il suo stand lo ascolta a stento e garbatamente risponde. Ad un certo punto all'ennesimo racconto di ombrelloni volati via, riprende con le raccomandazioni, al che, dall'ombrellone chiuso vedo spuntare la faccia incazzata di mio padre:
- senta!!! Adesso ne ho piene le palle delle sue storie, ho già trovato il modo di bloccare l'ombrellone, e poi vada a fare le sue cose. I suoi colleghi stanno lavorando, lei è un ora che è qui a darmi lezioni, scusi ma so perfettamente cosa devo fare con il mio ombrellone!!!!
il signore risponde: si ma chissà quanto ha pagato un ombrellone così, sarebbe un vero peccato.
mio padre: senta, sono io che l'ho pagato, le ho chiesto soldi? Avrò la libertà di fare ciò che voglio?
Io resto li attonita, ma il volto scocciato di mio padre mi pare così buffo che mi inizio a ridere, il signore allibito mi guarda e se ne va. Continuo a pulire lo stand e sento mio padre che mi dice: ma guarda te se devo star qui a sentire per ore uno che si tira le storie per il mio ombrellone. Gli ho risposto cortese fino a quando ho resistito... perlamadoi!!!! (esclamazione bresciana solitamente accompagnata dallo scuotere la testa)

Quanto ho riso a vederlo così brontolante, poi alla fine scuote le spalle e ride anche lui.

giovedì 23 luglio 2009

quando fanno così li adoro

Tutti li odiano per il rumore che fanno
Per me, invece, è un concerto quando i tornado e altri aerei della base militare di Ghedi fanno esercitazione.
Sono proprio sulle loro rotte, e quindi me li guardo, li ascolto e li ammiro.
Stamattina era una di quelle mattine, allenamento


Ricordo il 24 giugno 2001 alla festa, mi presentai ancora al mattino presto alla base, prima fila, mi emozionavano tutti ste aerei ( inglesi, spagnoli, francesi, i nostri tornado e f16, chi più ne ha più ne metta)
Una giornata caldissima, vicina alla pista di rullaggio, che sniffata di cherosene!! Però potevo ammirare tutti gli aerei che passavano!!!
Giornata emozionante, ricordo i vigili del fuoco bagnavano la folla con gl'idranti, che caldo!! Ero talmente rapita da quest'evento, le loro acrobazie erano per me uno spettacolo formidabile, e mi sentivo fortunata di essere li.
Ricordo che cercavo di parlare o di dare dell'acqua ai militari che sorvegliavano le transenne, ma erano troppo seri e non ascoltavano, oltretutto mi dispiaceva vederli in uniforme, con gli anfibi, sotto quel sole pazzesco, fermi immobili senza bere un goccio d'acqua...
Ho la fortuna di abitare vicina alla base, quindi di arrivarci con 15/20 minuti in bicicletta, e quel giorno avevamo usato proprio quella, così al ritorno tra le stradine di campagna io e mio padre evitavamo il traffico, e fu una scelta azzeccata, c'erano migliaia e migliaia di persone.
Ricordo le settimane prima quando s'allenavano per l'evento, ero elettrizzata, ogni rumore mi sembravano loro che da lontano stavano arrivando e correvo fuori a vedere. Addirittura un giorno mentre correvo fuori da casa credendo di sentirli arrivare da lontano sentii mio padre che rideva a crepapelle: Elena, torna in casa, è la moca, sta salendo il caffè!!!
Ehmm... questo per farvi capire quanto li adoro!!!
E pensare che da bambina il loro rumore mi faceva spaventare, all'asilo le maestre si disperavano perchè non riuscivano a calmarmi. Ogni passaggio di un tornado, e il loro rumore per me era una tragedia. Mio padre quel giorno alla base mi disse: una volta piangevi per la paura, ora piangi dall'emozione, te sei proprio strana.
Un ricordo poco gradito: il segno della canottiera che indossavo è rimasto per due estati talmente mi ero ustionata a stare sotto il sole

Li ammiro mentre fanno evoluzioni, acrobazie per esibizioni... Ma troppo spesso dimentico che sono da guerra, e che spesso i piloti sono in pericolo e che le loro esercitazioni sono anche per allenarsi ad una possibile missione.

mercoledì 20 maggio 2009

Ricordi scolastici

Una ragazzina timidissima alle medie, bionda, visino d'angelo, con quei fiocchi che mia madre obbligava a indossare, i vestiti mai così belli come quelli delle compagne. Io, ragazzina di campagna abituata a giocare in mezzo ai campi, la scuola era una prigione, l'ora di ricreazione era un piccolo solievo, una magra consolazione, quel cortile era piccolo troppo popolato da altri e rinchiuso tra mura e cancelli, il verde era poco, tutto cemento.
L'arrivo a casa con lo scuolabus, pranzo veloce, cambiarsi d'abito e poi via a scorrazzare nel bel mezzo della campagna, campi immensi, corse, giochi, sentieri in bicicletta. E lei, la mia montagna adorata, per gli adulti un semplice un cumulo di terra lasciata dopo uno sbancamento, per me un mondo tutto mio e delle mie cugine. Giocandoci continuamente avevamo formato sentieri, delle scalette, oppure delle terrazze: era un continuo salire e scendere e intorno campi verdi, le piante di cigliegio, di nocciola. Oppure a saltare le file di erba ad esiccare prima di raccoglierla, gettarsi dentro e sentire i profumi della campagna, e pensare che ora nei centri benessere fanno il trattamento con il fieno, quanto ne ho fatto da ragazzina :) senza spendere.
La scuola per me ha sempre dato l'impressione di una grande galera, fin dall'asilo ricordo le lunghe code di bimbi in fila per entrare in sala pranzo, al turno della nostra classe ricordo ancora il rumore di tutte le scarpine come una musica che precedeva il pranzo, e la continua delusione una volta seduta al tavolo.
L'elementari sempre una galera per me, le medie sono state la più grande tragedia, oltre alla prigione archiettonica, ero in prigione per via di compagni snob e stupidi. Le amiche che pensavano solo ai primi amori, alle firme in voga in quei anni, tutti paninari e io pensavo a quando potevo andare a casa per scorrazzare in bicicletta.
Le superiori: primo anno era solo ambientamento nella città, Brescia mi sembrava un enorme mostro di smog e casino, la mia timidezza e sofferenza ben presto si tramutò. Diventai sfacciata, ribelle, disobbediente e da li iniziarono le mie marachelle...
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filosofia
La mia adorata profe di filosofia: la Fusi, un cognome da non dimenticare, una gran donna da non scordare. Nonostante la sua pignoleria e severità era una profe molto valida, e nonostante le mie difficoltà iniziali in fIlosofia lei riuscì a capirmi, mi diceva sempre: Berta, tu non sei stupida, è che non hai voglia di studiare perchè vivi nel tuo mondo fantastico.
Ricorderò sempre quell'episodio che rafforzò la sua stima nei miei confronti: erano giorni che la classe si lamentava della sua severità, della pignoleria usata nelle interrogazioni di filosofia. Tutte dissero la loro, chi più, chi meno. Dedicammo l'ora di ricreazione per discutere del problema, incaricammo la capoclasse di chiedere udienza alla direttrice. Cosa che non fu mai svolta, nonostante tutto una mattina: la profe di filosofia entrò in classe, una lezione come tante, oltretutto ero in panico per non aver studiato e mi ero accorta di aver dimenticato libro e quaderno. Ricordo quel giorno come se fosse ora, la profe s'accomoda alla cattedra con il suo solito modo, ma una volta seduta sospirò e iniziò a guardarci una per una. Con voce austera (secondo me anche dispiaciuta nonostante quell'aria seria) disse: -mi sono arrivate a orecchio alcune cose dette su di me, riguardo al mio insegnamento, ora, una per una mi dite cosa pensate, non tollero falsità.
Su 32 alunne iniziò dai primi banchi vicino alla cattedra, molte abbassarono la testa e dissero:- io profe non ho detto niente. Quella frase la sentii per 27 volte, tranne dalle due secchione e dalle due scalmanate che si permisero di fare osservazioni, man mano si avvicinava il mio turno sentivo un nodo alla gola, iniziai a tremare come una foglia, lei mi faceva paura come un dittatore al suo popolo, ma avevo le mie idee, arrivò il mio turno! I suoi occhi mi fissavano ma percepii come un "non deludermi Berta" e guardandola tremando peggio di una infreddolita le dissi:- prof, lei è troppo severa con noi, noi siamo delle ragazzine e non possiamo capire a fondo, e anche quando c'interroga pretende troppo, ma sarà d'accordo con noi che non siamo all'università e che io soprattutto fatico di bestia a capirla, soprattutto ora che siamo avanti con il programma. Ecco, lei è un po' stronza in questo senso, ci crede tutti filosofi.-
Lei ribatte:- Elena ma vuoi farmi credere che t'impegni a studiarla?
Risposi: - no, è vero, ha ragione studio poco, anzi niente, ma quando sono a casa che inizio a leggere mi girano le palle e accontono il libro.
Ricordo che tutta la classe mi guardava con gli occhi sgranati. La profe invece, si fece una risata e disse:- Elena sei sempre così colorita nelle tue spiegazioni, smetti di tremare che non ti mangio-
Finì l'interrogatorio di tutte noi e alla fine disse:- le 5 ragazze che mi hanno detto in faccia ciò che pensano possono fare ciò che vogliono, fare altre cose, anche farsi un giro in cortile, tutte le altre estemporanea di filosofia!!
Io incredula le domandai:- anch'io profe?
E lei ridendo disse:- si si berta, sei compresa in quelle che vanno a farsi un giro, te lo meriti perchè nonostante mi temi mi hai affrontato e ti sei presa le tue responsabilità.
Ero incredula, ma dispiaciuta nel vedere gli occhi lucidi della mia vicina di banco alla quale toccava l'estemporanea. Però - urlai ad un certo punto - ci sono davvero due alunne che non hanno detto niente di male, mi ricordo il dibattito fatto tra di noi. Indicai i nomi, ma non so perchè la profe non le perdonò e furono ugualmente castigate, cosa che trovai ingiusta. Da quel giorno dopo il grande castigo, iniziarono i corsi pomeridiani di filosofia, lo fece per darci modo di approfondirla meglio e fu proprio da li che iniziai ad aprezzarla e capirla. I voti ben presto salirono e notai la profonda stima che aveva la profe nei miei confronti...Ricordo la sua preocupazione quando per la morte di mia nonna non mangiavo più, lei si era accorda del mio deperimento, si diede da fare per svegliare i miei genitori, mentre per gli altri professori avrei potuto anche crepare. Credo che non solo questo evento o la sua materia siano stati una base molto importante nella mia vita, qualcosa che mi ha educato e tenuto fuori dai guai, lei spesso me lo ripeteva che con la mia fantasia e la mia capacità di ragionare potevo molto. Già, non sono diventata una filosofa (lungi da me il far rivoltare nella bara i grandi filosofi), ma in molti casi difficili la sua materia mi è stata d'aiuto. Resta il ricordo di lei agli esami che mi chiede cosa veramente voglio fare dopo la scuola, fa solo due domande inerenti alla filosofia e due alla psicologia. Ridendo mi dice: Berta, allo scritto hai fatto ancora quell'erroraccio, non ti entra proprio in testa che in psicologia la "s" va dopo la "p".
Risposi sorridendo:- eh sono una testaccia dura...salutai e mentre uscivo dalla porta:- berta, ricorda che con la tua fantasia puoi fare tanta strada, ma non fare la maestra altrimenti poveri bimbi con la tua sbadataggine me li stravolgi.
Per lei e di lei potrei scrivere molto di più ma va già bene così
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in disegno
Solita ora di lezione, noiosissima, Dante... oh! Che noia.
Bussano alla porta: la madre superiore! Non che direttrice della scuola!
Ahia... la vedo male ci sarà qualche rimprovero, come sempre.
Dalle sue labbra esce il mio cognome, chiede di me, oooommmaammmaa
che avrò mai fatto?
Mi alzo dal banco, vado verso di lei con aria da cane bastonato convinta di una strigliata
per qualche mia marachella e invece mi sento dire:- brava brava hai vinto il concorso regionale per la lotta contro il fumo. Il tuo cartellone è piaciuto tantissimo. Sei arrivata tra le prime classificate, questi sono i premi.
Esce dalla porta e mi lascia una maglia con scritto "sciare è bello" e un gagliardetto inerente al passo del Tonale. Eh forse avevano previsto il mio futuro come snowboarder?
La coppa, molto caruccia nel suo genere fu mostrata nella vetrinetta della scuola ma non mi fu mai consegnata :-(
L'idea era mia, la profe di disegno non ne era convinta ma ce l'ho fatta.
Il cartellone illustrava due polmoni, da quello destro a quello sinistro s'estendeva un paesaggio collinare bellissimo, partendo da destra i colori erano vivaci e bellissimi, man mano ci si spostava verso sinistra colori scuri, tendenti al bruciato e nel punto più nero una sigaretta accesa. Per ottenere ottimi risultati avevo continuato a colorare con i pastelli al punto di formare degli strati, con la punta del taglierino grattavo alcune parti del disegno per poi ricolorare, in altre parti avevo sfumato e così da un disegno d'idea semplice avevo fatto un capolavoro che però non ho più visto. Chissà dov'è finito...