mercoledì 20 maggio 2009

Ricordi scolastici

Una ragazzina timidissima alle medie, bionda, visino d'angelo, con quei fiocchi che mia madre obbligava a indossare, i vestiti mai così belli come quelli delle compagne. Io, ragazzina di campagna abituata a giocare in mezzo ai campi, la scuola era una prigione, l'ora di ricreazione era un piccolo solievo, una magra consolazione, quel cortile era piccolo troppo popolato da altri e rinchiuso tra mura e cancelli, il verde era poco, tutto cemento.
L'arrivo a casa con lo scuolabus, pranzo veloce, cambiarsi d'abito e poi via a scorrazzare nel bel mezzo della campagna, campi immensi, corse, giochi, sentieri in bicicletta. E lei, la mia montagna adorata, per gli adulti un semplice un cumulo di terra lasciata dopo uno sbancamento, per me un mondo tutto mio e delle mie cugine. Giocandoci continuamente avevamo formato sentieri, delle scalette, oppure delle terrazze: era un continuo salire e scendere e intorno campi verdi, le piante di cigliegio, di nocciola. Oppure a saltare le file di erba ad esiccare prima di raccoglierla, gettarsi dentro e sentire i profumi della campagna, e pensare che ora nei centri benessere fanno il trattamento con il fieno, quanto ne ho fatto da ragazzina :) senza spendere.
La scuola per me ha sempre dato l'impressione di una grande galera, fin dall'asilo ricordo le lunghe code di bimbi in fila per entrare in sala pranzo, al turno della nostra classe ricordo ancora il rumore di tutte le scarpine come una musica che precedeva il pranzo, e la continua delusione una volta seduta al tavolo.
L'elementari sempre una galera per me, le medie sono state la più grande tragedia, oltre alla prigione archiettonica, ero in prigione per via di compagni snob e stupidi. Le amiche che pensavano solo ai primi amori, alle firme in voga in quei anni, tutti paninari e io pensavo a quando potevo andare a casa per scorrazzare in bicicletta.
Le superiori: primo anno era solo ambientamento nella città, Brescia mi sembrava un enorme mostro di smog e casino, la mia timidezza e sofferenza ben presto si tramutò. Diventai sfacciata, ribelle, disobbediente e da li iniziarono le mie marachelle...
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filosofia
La mia adorata profe di filosofia: la Fusi, un cognome da non dimenticare, una gran donna da non scordare. Nonostante la sua pignoleria e severità era una profe molto valida, e nonostante le mie difficoltà iniziali in fIlosofia lei riuscì a capirmi, mi diceva sempre: Berta, tu non sei stupida, è che non hai voglia di studiare perchè vivi nel tuo mondo fantastico.
Ricorderò sempre quell'episodio che rafforzò la sua stima nei miei confronti: erano giorni che la classe si lamentava della sua severità, della pignoleria usata nelle interrogazioni di filosofia. Tutte dissero la loro, chi più, chi meno. Dedicammo l'ora di ricreazione per discutere del problema, incaricammo la capoclasse di chiedere udienza alla direttrice. Cosa che non fu mai svolta, nonostante tutto una mattina: la profe di filosofia entrò in classe, una lezione come tante, oltretutto ero in panico per non aver studiato e mi ero accorta di aver dimenticato libro e quaderno. Ricordo quel giorno come se fosse ora, la profe s'accomoda alla cattedra con il suo solito modo, ma una volta seduta sospirò e iniziò a guardarci una per una. Con voce austera (secondo me anche dispiaciuta nonostante quell'aria seria) disse: -mi sono arrivate a orecchio alcune cose dette su di me, riguardo al mio insegnamento, ora, una per una mi dite cosa pensate, non tollero falsità.
Su 32 alunne iniziò dai primi banchi vicino alla cattedra, molte abbassarono la testa e dissero:- io profe non ho detto niente. Quella frase la sentii per 27 volte, tranne dalle due secchione e dalle due scalmanate che si permisero di fare osservazioni, man mano si avvicinava il mio turno sentivo un nodo alla gola, iniziai a tremare come una foglia, lei mi faceva paura come un dittatore al suo popolo, ma avevo le mie idee, arrivò il mio turno! I suoi occhi mi fissavano ma percepii come un "non deludermi Berta" e guardandola tremando peggio di una infreddolita le dissi:- prof, lei è troppo severa con noi, noi siamo delle ragazzine e non possiamo capire a fondo, e anche quando c'interroga pretende troppo, ma sarà d'accordo con noi che non siamo all'università e che io soprattutto fatico di bestia a capirla, soprattutto ora che siamo avanti con il programma. Ecco, lei è un po' stronza in questo senso, ci crede tutti filosofi.-
Lei ribatte:- Elena ma vuoi farmi credere che t'impegni a studiarla?
Risposi: - no, è vero, ha ragione studio poco, anzi niente, ma quando sono a casa che inizio a leggere mi girano le palle e accontono il libro.
Ricordo che tutta la classe mi guardava con gli occhi sgranati. La profe invece, si fece una risata e disse:- Elena sei sempre così colorita nelle tue spiegazioni, smetti di tremare che non ti mangio-
Finì l'interrogatorio di tutte noi e alla fine disse:- le 5 ragazze che mi hanno detto in faccia ciò che pensano possono fare ciò che vogliono, fare altre cose, anche farsi un giro in cortile, tutte le altre estemporanea di filosofia!!
Io incredula le domandai:- anch'io profe?
E lei ridendo disse:- si si berta, sei compresa in quelle che vanno a farsi un giro, te lo meriti perchè nonostante mi temi mi hai affrontato e ti sei presa le tue responsabilità.
Ero incredula, ma dispiaciuta nel vedere gli occhi lucidi della mia vicina di banco alla quale toccava l'estemporanea. Però - urlai ad un certo punto - ci sono davvero due alunne che non hanno detto niente di male, mi ricordo il dibattito fatto tra di noi. Indicai i nomi, ma non so perchè la profe non le perdonò e furono ugualmente castigate, cosa che trovai ingiusta. Da quel giorno dopo il grande castigo, iniziarono i corsi pomeridiani di filosofia, lo fece per darci modo di approfondirla meglio e fu proprio da li che iniziai ad aprezzarla e capirla. I voti ben presto salirono e notai la profonda stima che aveva la profe nei miei confronti...Ricordo la sua preocupazione quando per la morte di mia nonna non mangiavo più, lei si era accorda del mio deperimento, si diede da fare per svegliare i miei genitori, mentre per gli altri professori avrei potuto anche crepare. Credo che non solo questo evento o la sua materia siano stati una base molto importante nella mia vita, qualcosa che mi ha educato e tenuto fuori dai guai, lei spesso me lo ripeteva che con la mia fantasia e la mia capacità di ragionare potevo molto. Già, non sono diventata una filosofa (lungi da me il far rivoltare nella bara i grandi filosofi), ma in molti casi difficili la sua materia mi è stata d'aiuto. Resta il ricordo di lei agli esami che mi chiede cosa veramente voglio fare dopo la scuola, fa solo due domande inerenti alla filosofia e due alla psicologia. Ridendo mi dice: Berta, allo scritto hai fatto ancora quell'erroraccio, non ti entra proprio in testa che in psicologia la "s" va dopo la "p".
Risposi sorridendo:- eh sono una testaccia dura...salutai e mentre uscivo dalla porta:- berta, ricorda che con la tua fantasia puoi fare tanta strada, ma non fare la maestra altrimenti poveri bimbi con la tua sbadataggine me li stravolgi.
Per lei e di lei potrei scrivere molto di più ma va già bene così
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in disegno
Solita ora di lezione, noiosissima, Dante... oh! Che noia.
Bussano alla porta: la madre superiore! Non che direttrice della scuola!
Ahia... la vedo male ci sarà qualche rimprovero, come sempre.
Dalle sue labbra esce il mio cognome, chiede di me, oooommmaammmaa
che avrò mai fatto?
Mi alzo dal banco, vado verso di lei con aria da cane bastonato convinta di una strigliata
per qualche mia marachella e invece mi sento dire:- brava brava hai vinto il concorso regionale per la lotta contro il fumo. Il tuo cartellone è piaciuto tantissimo. Sei arrivata tra le prime classificate, questi sono i premi.
Esce dalla porta e mi lascia una maglia con scritto "sciare è bello" e un gagliardetto inerente al passo del Tonale. Eh forse avevano previsto il mio futuro come snowboarder?
La coppa, molto caruccia nel suo genere fu mostrata nella vetrinetta della scuola ma non mi fu mai consegnata :-(
L'idea era mia, la profe di disegno non ne era convinta ma ce l'ho fatta.
Il cartellone illustrava due polmoni, da quello destro a quello sinistro s'estendeva un paesaggio collinare bellissimo, partendo da destra i colori erano vivaci e bellissimi, man mano ci si spostava verso sinistra colori scuri, tendenti al bruciato e nel punto più nero una sigaretta accesa. Per ottenere ottimi risultati avevo continuato a colorare con i pastelli al punto di formare degli strati, con la punta del taglierino grattavo alcune parti del disegno per poi ricolorare, in altre parti avevo sfumato e così da un disegno d'idea semplice avevo fatto un capolavoro che però non ho più visto. Chissà dov'è finito...

1 commento:

Any74 ha detto...

In ricordo di Alessia, una cara compagna di classe delle superiori, brava ragazza, molto educata, sempre sorridente anche quando la vita è stata crudele con lei. Nememno la professoressa di filosofia riuscì a dare una spiegazione del perchè a soli 17 anni un cancro ce la portò via. Ciao Ale... ti penso sempre